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“In questi giorni si leggono ricostruzioni fantasiose sugli aumenti dei beni di prima necessità attribuiti al rincaro del gasolio. È chiaro che l’aumento del carburante crea difficoltà al sistema produttivo e ai trasporti. Ma sostenere che questo si traduca automaticamente in forti rincari per i beni di largo consumo è superficiale e sbagliato. Ed è proprio questa narrazione a offrire terreno fertile alla speculazione”. Lo sottolinea in una nota Paolo Uggè presidente della Federazione Autotrasportatori Italiani evidenziando ad esempio come su un chilo di pasta “l’aumento del gasolio incide per pochi millesimi” visto che “un camion trasporta fino a 28 tonnellate di merce”.

“Il paradosso è un altro: gli autotrasportatori quei costi li pagano davvero, ma spesso non riescono a farseli riconoscere dai committenti “continua Uggè osservando come “le imprese che ogni giorno fanno arrivare merci, cibo e beni in tutta Italia; le stesse che durante il Covid venivano chiamate `eroi` ; oggi pagano gli aumenti senza vederseli riconoscere e finiscono sul banco degli imputati”.

“Per questo Fai ha chiesto al Governo una cabina di regia per affrontare la situazione. Servono interventi chiari: agire in sede europea per sospendere i vincoli sugli aiuti di Stato, eliminare norme distorsive come l’ETS e fermare le derive ideologiche del Green Deal. Serve inoltre aggiornare subito i costi della sicurezza definiti dal Ministero dei Trasporti e rafforzare i controlli contro le pratiche che falsano la concorrenza. Perché una cosa deve essere chiara: gli autotrasportatori non sono il problema. In molti casi sono i primi a pagare il conto” conclude.

“In questi giorni si leggono ricostruzioni fantasiose sugli aumenti dei beni di prima necessità attribuiti al rincaro del gasolio. È chiaro che l’aumento del carburante crea difficoltà al sistema produttivo e ai trasporti. Ma sostenere che questo si traduca automaticamente in forti rincari per i beni di largo consumo è superficiale e sbagliato. Ed è proprio questa narrazione a offrire terreno fertile alla speculazione”. Lo sottolinea in una nota Paolo Uggè presidente della Federazione Autotrasportatori Italiani evidenziando ad esempio come su un chilo di pasta “l’aumento del gasolio incide per pochi millesimi” visto che “un camion trasporta fino a 28 tonnellate di merce”.

“Il paradosso è un altro: gli autotrasportatori quei costi li pagano davvero, ma spesso non riescono a farseli riconoscere dai committenti “continua Uggè osservando come “le imprese che ogni giorno fanno arrivare merci, cibo e beni in tutta Italia; le stesse che durante il Covid venivano chiamate `eroi` ; oggi pagano gli aumenti senza vederseli riconoscere e finiscono sul banco degli imputati”.

“Per questo Fai ha chiesto al Governo una cabina di regia per affrontare la situazione. Servono interventi chiari: agire in sede europea per sospendere i vincoli sugli aiuti di Stato, eliminare norme distorsive come l’ETS e fermare le derive ideologiche del Green Deal. Serve inoltre aggiornare subito i costi della sicurezza definiti dal Ministero dei Trasporti e rafforzare i controlli contro le pratiche che falsano la concorrenza. Perché una cosa deve essere chiara: gli autotrasportatori non sono il problema. In molti casi sono i primi a pagare il conto” conclude.

FONTE: FAI-CONFTRASPORTO