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Lettera d’inizio anno del Presidente Regionale Gianluigi Satini

Gianluigi Satini

Essere Autotrasportatore è facile da definire e non serve ricordarlo.

Essere Autotrasportatore sarà anche facile da definire, un po’ meno facile diventarlo, un’impresa continuare ad esserlo.

Continuare nel tempo, negli anni, ad esserlo diventa, quasi sempre, una scelta di vita e, di conseguenza, trae limiti e meriti da ciò che siamo nella vita.

L’evoluzione della nostra attività, avvenuta in questi decenni, è frutto di cambiamenti epocali della nostra società e non c’è settore che sia rimasto esente dall’obbligo di aggiornare la propria azienda e, prima, il proprio pensare.

Chi gestiva un’impresa di autotrasporto trent’anni fa mai avrebbe immaginato l’evoluzione e gli obblighi con cui fare i conti, oggi.

Chi inizia oggi guarderebbe a quegli anni come alla preistoria dell’autotrasporto, un po’ come i più vecchi tra noi guardano al carro trainato dal cavallo.

Oggi tecnologia e norme sono un pane quotidiano che assorbe, penso esageratamente, le energie vitali dell’imprenditore ed il “mestiere” di autotrasportatore sta mutando di conseguenza.

Il termine “logistica” è entrato da tempo nel nostro vocabolario ma, oggi, solo raramente rappresenta un vero valore aggiunto per noi, ed anche l’e-commerce ci vede spesso come comparse su un set di pochi attori dai mega compensi.

Trent’anni fa i conducenti non erano un problema, oggi sono e saranno il problema al di là di tutte le altre incertezze che anche il tema green sta ponendo.

Trent’anni fa rincorrevamo gli argomenti delle tariffe di trasporto, del costo del personale, del costo del gasolio, della concorrenza internazionale, oggi utilizziamo sempre più treni, traghetti, navi e siamo o stiamo diventando sempre più intermodali e da ultimo miglio.

Che complicata evoluzione la nostra, sembrerebbe sempre più difficile individuare uno spazio di mercato che ci consenta di lavorare non dico serenamente ma almeno senza l’obbligo d’una sfera di cristallo che interpreti il presente per illuminarci un futuro che appare sempre più misterioso.

A tutto ciò s’accompagna quella scelta di vita che mal sopporta la sconfitta ed anzi ci obbliga ad accettare la sfida, consci sì dei nostri limiti ma anche delle caratteristiche, delle qualità che ognuno di noi sa mettere in campo.

Da tutto ciò che ognuno di noi è, la conferma d’una necessità che ci consenta di guardare oltre, la necessità d’incontrarci per confrontarci su temi che individualmente non sapremmo come affrontare.

La necessità dell’incontro è fare Associazione.

Fare Associazione è questo, cogliere l’occasione dell’incontro per conoscersi, conoscere e confrontarsi, il problema d’una azienda è spesso il problema di molti, il problema di molti è sempre argomento che non va rinviato ma affrontato, possibilmente senza inutili pregiudizi o pretestuosi individualismi, con uno sguardo certamente rivolto alla propria azienda ma con la capacità di cogliere l’interesse comune.

Parlo d’interesse comune perché è questa la forza del fare Associazione: individuare i temi che si vogliono affrontare, raccontare eventuali esperienze, suggerire norme, accettare comportamenti, imparare a riconoscersi.

Il Covid, purtroppo, ha molto rallentato il nostro fare Associazione: ci ha, in parte, allontanati; ha reso il dialogo tra di noi spesso informale e continua a rendere complicato l’incontro con il rischio fondato di ridurre il senso di appartenenza.

 Così non dev’essere, non può essere un virus a minare anni di esperienze positive vissute insieme e non saranno i vari lockdown ed altri simili provvedimenti ad indebolire la nostra “necessità di associazione”.

Dalla necessità di fare Associazione alla necessità di essere Associazione il passo sembrerebbe breve, ma quante energie sono state dedicate da tanti di noi per realizzare il passo dal fare Associazione all’essere Associazione.

Essere Associazione è stato anche costruire la nostra casa, la nostra sede, è stato ed è un luogo dove si parla di autotrasporto senza timori, consapevoli che rappresenta lo sforzo di ognuno di noi di realizzare uno spartiacque tra il sentirsi aggrediti ed il cercare soluzioni.

Essere Associazione al nostro servizio è impegno quotidiano, condivisione con i problemi di ognuno, un telefono che risponde, una mail che riceve un riscontro, una richiesta che trova ascolto, un’occasione di incontri, la possibilità di dialogare con le Istituzioni, coinvolgere il livello nazionale sulle diverse istanze provenienti dal nostro settore.

Essere Associazione è anche, e soprattutto, avere pazienza con noi, saper riconoscere che siamo noi, gli associati, che ne consentono l’esistenza.

Essere Associazione è anche avere la consapevolezza che il nostro personale, i nostri dipendenti sono un patrimonio formidabile al nostro servizio, vanno rispettati, a volte “coccolati” perché non è sempre facile essere “formidabili”.

Essere Associazione significa fidarsi: l’Associazione, anche quando sbaglia, non ha alcun interesse particolare, non ha alcuno scopo di lucro, a differenza di pseudo professionisti che promettono l’azione di bacchette magiche per risolvere i nostri problemi, quelli con la parcella sempre pronta e la soluzione “forse”.

Oggi noi siamo così: è provarci tutti i giorni ad essere attenti, competenti, disponibili e, soprattutto, onesti. Così l’abbiamo desiderata, così l’abbiamo realizzata.

Essere Associazione è anche non dimenticare tutto questo, non dimenticare chi ci ha preceduto, e l’elenco sarebbe lungo, non dimenticare, e concludo, che senza saremmo tutti, e sottolineo tutti, non solo più soli ma certamente più incapaci di affrontare un quotidiano sempre più complicato.

Vi abbraccio tutti, viva la nostra Associazione, buonissimo 2022!

Gianni Satini

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